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Un faro della civiltà fenicia


Cenni storici su Mozia

 

Gli scavi nell'isola di Mozia hanno portato alla luce vari monumenti che sono di grande interesse per la conoscenza della civiltà fenicia e punica nel Mediterraneo. La città, fondata dai Fenici nell'VIII secolo a. C., era situata in una laguna ed era difesa da una cinta di mura e da una serie di torri e bastioni, che si ergevano intorno all'isola sulla riva del mare. Il baluardo più imponente era la Porta Nord, un com­plesso sistema difensivo costituito da due torrioni avanzati e all'interno da una triplice serie di porte a due luci. La Porta era collegata al­la terraferma mediante una strada artificiale costruita su un argine, che attraversava la laguna e consentiva il traffico dei carri fino al vici­no promontorio di Birgi. Un'altra porta urbica, detta Porta Sud, era affiancata da un canale fiancheggiato da banchine che conduceva al cothon. Questo era un bacino di carenaggio artificiale, di forma rettangolare (50 per 37 metri), ove i navigli in avaria venivano riparati. Simili impianti portuali sono stati scoperti a Cartagine e in Nord Africa.

Lungo le mura, sul lato nord dell'isola, si sono rinvenuti altri monumenti e rovine. Il ritrovamento più antico è la necropoli arcaica (VIII-VII secolo a. C.), ove sono venute alla luce centinaia di sepolture a cremazione, con ricchi corredi composti di vasellame punico e protoco­rinzio, armi, gioielli, scarabei, ecc. Il primitivo nucleo urbano ove si istallarono i coloni fenici in questo periodo era situato su un'altura ove sorge l'attuale Museo. Nel VI secolo, quando la città si ampliò e vennero costruite le mura di cinta, la vecchia necropoli fu abbando­nata e una nuova venne impiantata a Birgi, ove erano praticate sia la cremazione che l'inumazione. Vicino alla necropoli arcaica era il tophet, un luogo di culto di origine semitica dedicato al dio Baal Hammon dove si svolgevano sacrifici umani. All'interno di questo recin­to, oltre a un tempietto per il culto, c'era un campo di urne contenenti i resti di bambini appena nati o di animali insieme a centinaia di cippi e stele, talora decorati con scene, divinità e simboli del mondo punico. La via di Porta Nord portava a una piazza, o agorà, dove si ergeva un maestoso santuario a pianta tripartita detto Cappiddazzu, che nella sua forma originaria doveva avere una cornice a gola egizia. Nelle vicinanze c'erano due zone industriali, con botteghe e officine per la produzione della ceramica e della porpora.

Una via anulare all'interno delle mura doveva separare i quartieri industriali situati alla periferia dal vero e proprio abitato, secondo un modello urbanistico di matrice orientale. Ma dell'impianto urbano e delle case di Mozia oggi poco sappiamo. Il tessuto viario doveva es­sere di forma ortogonale con blocchi di case distribuite lungo le arterie principali. Resta, infine, da ricordare la Casa dei Mosaici, il mi­gliore esempio di abitazione finora scoperto, che secondo alcuni risale a un periodo posteriore alla storica distruzione del 397 a. C.

La casa aveva una corte centrale con un portico ornato da capitelli dorici e da singolari mosaici a ciottoli bianchi e neri. La decorazione mu­siva presenta scene di lotta primordiale, in cui leoni e grifoni assalgono altri animali indifesi, secondo uno schema tanto caro all'arte del mondo semitico dell'antico Oriente.

Testo: Gioacchino Falsone

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Tags: itinerario turistico, sicilia

Inserito il 31 marzo 2008 - Mozia
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