Le tonnare trapanesi sono state nei secoli le più floride e importanti del Mediterraneo. Il tonno che viene pescato è il più grosso perché giunge alla fine del suo migrare. Il lavoro dei tonnarotti inizia in aprile quando vengono poste in mare una serie di reti che possono raggiungere anche i 4 o 5 km a formare la varie camere e, data la loro disposizione, inducono i tonni ad addentrarsi sempre più nelle maglie interne fino ad arrivare alla cosiddetta "camera della morte". In maggio, dalle tonnare, partono le barche, una sorta di chiatte, che agli ordini del Rais parteciperanno alla mattanza. Questa viene compiuta accerchiando le reti e tirandone poco a poco sulle barche i lembi esterni finché affiorano i tonni che vengono presi dalle barche con degli arpioni che causano la perdita del sangue dei pesci. Questo tipo di pesca va comunque scomparendo a causa della diminuzione della popolazione ittica dei tonni a causa dell'inquinamento crescente del mare, ma soprattutto a causa della pesca di tipo industriale che intercetta i banchi di tonni molto prima che questi si avvicinino alle zone costiere.

La Tonnara di San Vito Lo Capo è situata all'estremità occidentale del golfo di Castellamare, nel seno di mare detto "del Secco", a ridosso di monte Monaco, su un fondale a strapiombo.
Risulta difficile l'anno della costruzione del fabbricato; citazioni riguardanti un primo nucleo risalgono a 1600, ma crediamo di poter ipotizzare che risalga ai primi del Quattrocento.
La maggior parte delle fonti la indicano come proprietà del Monastero di Santa Rosalia di Palermo, anche se il Marchese di Villabianca, in maniera invero confusa, cita anche il Monastero di San Vito di Palermo.
Nel 1860 Cavour, tramite una legge requisitoria, espropria i beni religiosi e nel 1872 la Tonnara del Secco viene acquistata da Vito Foderà di Castellamare del Golfo.
Fino a quel momento forse è improprio parlare di Tonnara, era bensì una piccola "tonnarella" ed il fabbricato era composto da un caseggiato ed una torre.
Dal 1872 la Tonnara cambia aspetto; viene costruito lo stabilimento dove si salavano ed inscatolavano i tonni, viene ingrandito il caseggiato, costruito il giardino retrostante e la terrazza antistante.
È pure questo il miglior periodo in senso economico; Vito Foderà mantiene relazioni con tutta l'Italia e vende il tonno, non soltanto in Sicilia, ma anche a Napoli, Livorno e La Spezia.
Nel 1920 muore Foderà, e la vedova Silensi in Foderà l'affitta; prima, dal 1920 al 1924 ai fratelli Plaja, e dal 1925 al 1929 ai fratelli Monticciolo.

Nel 1930 i fratelli Plaja acquistano la Tonnara e nel 1933 viene firmato il contratto.
La famiglia Plaja calarono le reti per l'ultima volta nel 1965, ma già le ultime mattanze erano state negative.
Nel 1969 è stata spostata nel vicino golfetto di San Vito Lo Capo. Calata alla spagnola, per le preventivate forti correnti, ha avuto un esordio negativo, ma si ritiene che le operazioni di calo, condotte con accuratezza, avrebbero portato a migliori risultati.
Lo stabilimento non è funzionante dal 1920, perchè i Plaja non hanno mai inscatolato il pesce: questo era direttamente venduto al mercato ittico. In mano ai Plaja la struttura non è mai stata modificata; sono stati realizzati solo interventi di restauro o consolidamenti.
Attualmente il complesso è impraticabile e in stato purtroppo d'abbandono.
"A levante del paese, passata la punta di Solanto, si apre il Golfo del Secco, uno dei posti più belli di questo territorio. Un nobile e antico, e purtroppo cadente, edificio sta a ricordare che qui esisteva - “viveva” vorremmo dire - una delle più belle tonnare dell’isola, la Tonnara del Secco o del Sevo secondo gli antichi registri."
"Le sue reti venivano calate a pochi metri dalla riva, eppure l’impianto di pesca al tonno era tra i più famosi: catturava i grossi pesci pelagici che in primavera percorrevano le acque del golfo di Castellammare nella loro corsa per la riproduzione. I tonni venivano da levante, costeggiavano le rocce dello Zingaro, passavano sotto la Torre ‘Mpisu, si gettavano sui banchi di sgombri di cui era ricco il golfo del Secco, poi seguivano la costa verso ponente, e finivano fra le reti preparate per loro.
Chi ha avuto la fortuna di assistere alle mattanze di San Vito ricorda che i “padroni” (le famiglie Plaia e Foderà di Castellammare del Golfo) se ne stavano con i loro ospiti comodamente seduti sul terrazzo del “Palazzotto” mentre pochi metri più in là la “ciurma” faceva mattanza. I cavi della “camera della morte” venivano attaccati addirittura alle rocce della costa.
Le reti ormai non vengono calate più dal 1969, quando un Rais inesperto volle cambiare la zona di pesca e le portò sui fondali sabbiosi davanti alla spiaggia. Quell’anno non fu catturato nemmeno un pesce, ma ancora oggi in primavera e all’inizio dell’estate è facile vedere i tonni nuotare allegramente a fior d’acqua nel golfo del Secco, segno che quei grossi pesci - una volta ricchezza per intere popolazioni - non hanno disertato del tutto questi mari."
"Pochi forse sanno che le tonnare di San Vito e di Cofano hanno una storia ben più remota di quella “ufficiale”, che risale a non più di sei - settecento anni addietro: a pochi metri dall’edificio della tonnara del Sevo e ad un tiro di schioppo dalla torre di Cofano che nel 1700 proteggeva i pescatori dai corsari, si possono ancora oggi ammirare i resti di antichissimi impianti di lavorazione del pesce, che risalgono addirittura al IV secolo prima di Cristo. Se qui si lavorava il pesce - anche tonni - certamente questo era il luogo in cui lo stesso pesce veniva catturato."

La torre 'Mpisu, in posizione isolata, è situata sul pendio scosceso, a mezza costa sul versante nord-ovest . La sua struttura è del tipo definito "camillianeo". Ha pianta quadrata con scarpa accentuata che misura all'esterno oltre nove metri e all'interno quasi sei. Attraverso una scala esterna in muratura, di epoca successiva, si accede alla terrazza di copertura. Per la sua posizione elevata doveva essere in comunicazione con le torri di Bonagia e di monte S. Giuliano e probabilmente con la torre di Isulidda, sul golfo di Cofano. In stato di abbandono per lungo tempo, è stata di recente restaurata.
Inserito il 16 aprile 2008 - San Vito Lo Capo
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